Dal 1962

“Era il 1962 quando decisi di aprire questo negozio, è in quell’anno che iniziò tutto. È una storia semplice, la nostra. All’epoca davo una mano ai miei suoceri, lavoravo nella campagna di tabacco, un anno il guadagno fu molto magro, solo 5omila lire, così decisi di chiudere con quella vita, era molto faticoso e i guadagni non erano la giusta ricompensa per tutta la mole di lavoro che c’era dietro. In quegli anni, eravamo riusciti a mettere qualche soldo da parte e volevo investirli così, malgrado le resistenze iniziali di mio marito, Pippi, sarto da una vita. Era scettico, lui, e mi ripeteva sempre “None, vagnona, lascia stare!Andiamo avanti col mio lavoro”. Io, invece, ero ostinata e cocciuta, già da allora, e anche un po’ incosciente, forse, così riuscii a dare vita al sogno. Iniziammo con quattro, cinque scatole di camicie da notte, un po’ di intimo e qualche cerniera. Poggiammo tutto sulle vecchie cassette che all’epoca si usavano per essiccare il tabacco, avevamo allestito la nostra boutique. Con orgoglio e un po’ di timore, passarono i primi giorni senza vendere niente, li ricordo bene, quelle ore furono infinite, specie per me, chiamavo le mie sorelle e mia madre per esprimere tutta la paura che mi accompagnava in quella nuova avventura. Mia sorella mi rincuorava, ogni giorno, mi diceva: “Non preoccuparti, Rosina, se non le vendi le compro io”. Ma, pian piano, iniziammo a vendere qualcosina, con il passare del tempo l’inventario si allargava e la paura diminuiva, così si aggiungevano calze, reggiseni e qualche altro prodotto, una fornitura modesta.

I problemi, però, non mancavano e le difficoltà con loro. Cocumola era un piccolo paesino, decentrato, e nel 1962 le cose erano un po’ diverse: avevamo bisogno dei fornitori, quelli buoni, e la maggior parte era su Lecce e noi, be’ noi non avevamo una macchina, purtroppo. Così, un giorno, io e mio marito decidemmo di comprare una vecchia Lambretta, un po’ scassata, da un signore di Vaste, ma quei viaggi si rilevarono ben presto una simpatica avventura, un’odissea senza fine. Pian piano, le cose andavano sempre meglio, il negozio cresceva e arrivò il tempo del corredo: lo ricordo come se fosse ieri, con mio marito lo andavamo a prendere da Ferrandina, suo paese d’origine; partivamo di notte, Pippi ed io, all’una eravamo già in viaggio e tornavamo carichi di merce la sera del giorno dopo, con una vecchia macchina che avevamo rimediamo nel frattempo.

Il tempo passava e decidemmo di introdurre l’abbigliamento, uomo, donna e bambino. Pippi lavorava come sarto all’epoca, ma si occupava anche delle riparazioni e i suoi occhi, attenti, riuscivano a dare quel tocco e quella marcia in più al negozio, ha lasciato un’impronta sartoriale importante, un aspetto ancora oggi fondamentale nella nostra boutique. Siamo stati onesti, sempre, abbiamo deciso di puntare sulla qualità e questo ci ha premiato. La passione per l’abbigliamento si è respirata dagli esordi, si è trasmessa da generazione in generazione. Il passaparola dei clienti si è rilevato l’aspetto vincente, siamo grati a loro per la fiducia che ci dimostrano da tutti questi anni,

Negli anni ’80 il negozio passò alle mie figlie, Carmerita e Cinzia che, supportate dalle mie nipoti, ora si occupano interamente dell’azienda, dalla fornitura alla vendita, curando nei minimi dettagli la scelta di ogni singolo capo e ogni aspetto del negozio, riservando un’attenzione particolare a ogni esigenza del cliente. Sono orgogliosa di loro, di quello che oggi è diventato tutto ciò e di tutta la storia che Contaldo Moda si porta dietro e custodisce, gelosamente. Ne son passati anni da quelle cassettine di tabacco, ma mi piace ricordarle, ancora oggi, quando con l’occhio attento di sempre, do anch’io il mio contributo alla scelta del campionario, linee e modelli sia per i clienti che per me”. Sorride Rosina.

La storia di Contaldo Moda, raccontata dalla voce di Rosina, fondatrice, insieme a suo marito, del negozio